Otranto

Twiga, interpretazione della norma e iter: botta e risposta tra Bruni e Cariddi

venerdì 19 maggio 2017

Secondo l’avvocato e candidato sindaco l’amministrazione sarebbe stata troppo “disinvolta” nella gestione della procedura. Per il progettista, rivale alle amministrative, l’interpretazione della norma è coerente.

Garantismo ma con critica alla disinvoltura nell’iter amministrativo, da un lato. Interpretazione della norma e coerenza col passato, dall’altro. Sono queste le valutazioni differenti sul fronte “Twiga” nell’approccio dei due candidati sindaco di Otranto, che, per la prima volta, pubblicamente, scelgono di intervenire sulla vicenda e di confrontarsi in piena campagna elettorale.

Da un lato, l’avvocato Luca Bruni, candidato sindaco di “Otranto è di tutti”, che finora aveva evitato ogni dichiarazione in merito al sequestro del lido col marchio di Briatore, dall’altro, il rivale, candidato sindaco di “Otranto non si ferma”, Pierpaolo Cariddi, progettista della struttura e finito nel mirino delle indagini per presunti abusi edilizi.

Bruni ha deciso, sollecitato da più parti e soprattutto dai media a prendere posizione sulla vicenda, di rompere il silenzio. Cariddi ha voluto replicare alle critiche mosse alla gestione procedurale. Di seguito i comunicati integrali dei due candidati.

Luca Bruni: “Resto garantista ma gestione amministrativa dell’iter disinvolta”

“Da più parti – soprattutto dai media – vengo sollecitato ad una presa di posizione sul Twiga e sull’indagine che coinvolge l’ingegnere Pierpaolo Cariddi, mio concorrente nell’attuale campagna elettorale. Sul punto, la Lista che rappresento, ‘Otranto è di Tutti’, attende che la Magistratura compia i necessari approfondimenti prima di esprimersi nel merito. Ritengo tuttavia che ci siano questioni su cui riflettere.

Partiamo dai fatti. Il candidato sindaco con cui oggi mi trovo a confrontarmi sulla visione del nostro territorio, è progettista e direttore lavori di quell’intervento, nonché fratello del sindaco a cui gli imprenditori hanno richiesto le autorizzazioni per investire le proprie risorse. Questo gruppo di imprenditori locali è, di fatto, in attesa di conoscere gli esiti delle valutazioni della Magistratura. Ora, ritengo che compito della politica, e ancor più delle Istituzioni, sia dettare regole chiare e certe al fine di supportare fino in fondo le iniziative imprenditoriali ed assicurare la buona riuscita degli investimenti; e questo sarà uno degli obiettivi prioritari della mia azione amministrativa.

L’amministrazione uscente sembrerebbe però essere venuta meno a questo compito, ingenerando incertezze interpretative e gestendo l’intera vicenda con apparente disinvoltura, al punto da indurre la magistratura ad accendere un faro sull’intervento.

Un approccio istituzionale, consapevole e responsabile avrebbe, forse, richiesto maggiore attenzione al fine di garantire la piena legittimità dell’iter, per proteggere l’investimento e salvaguardare l’occupazione. A nulla serve, invece, scivolare in un vittimismo che tenta di addebitare l’intervento della Magistratura a manovre elettorali o, peggio, affermare falsamente che la norma sugli ‘accessi a mare’ viene interpretata da oltre trenta anni come nel caso del Twiga (è appena il caso di segnalare che il Piano regolatore vigente è del 1998).

Chiaro appare il tentativo di distogliere l’attenzione dai temi veri: il possibile conflitto tra la posizione di chi ha proposto un progetto di trasformazione del territorio sui cui si profilano dubbi di legittimità e poi si candida a governarlo; la promessa di posti di lavoro senza le adeguate garanzie di fattibilità dell’intervento quando, anche sul fronte turistico, esistono soluzioni alternative che consentono ricadute occupazionali del tutto compatibili con la tutela e identità dei luoghi.

Lo spirito garantista che deve animare ciascuno non può portare a giudizi definitivi ma, ad oggi, sono questi i temi su cui si impone una riflessione. Sta di fatto che nel momento più importante della vita democratica della città, qual è la campagna elettorale, sta venendo meno il confronto sulle idee e sui rispettivi progetti di città. Auspico pertanto che la Magistratura faccia chiarezza quanto prima, anche a tutela dell’immagine di Otranto, dei suoi imprenditori e lavoratori così che il dibattito si concentri finalmente sui temi politici della campagna elettorale”.

Cariddi: “Norma ben interpretata. Strano proliferare di esposti in campagna elettorale”

“Con riferimento a quanto sostenuto dal candidato sindaco della lista concorrente, voglio precisare che quando ho accettato l’incarico di progettazione dell’accesso al mare in località Cerra non avevo ancora maturato l’idea di una mia candidatura a sindaco di Otranto e l’ho fatto convinto di poter definire una soluzione di equilibrio tra i legittimi interessi dei miei clienti e il risultato sociale che l’intervento avrebbe garantito alla mia comunità.

Alla luce di altre esperienze avviate sul territorio, già a partire dagli anni ’90, ho avuto modo di valutare la bontà di una previsione urbanistica del Piano Regolatore Comunale (adottato nel 1987) che consentiva una fruizione controllata delle coste, fornendo nel contempo servizi per la balneazione e il tempo libero.

Bisogna precisare, infatti, che nell’area in questione la costa rocciosa demaniale non è raggiungibile se non attraversando proprietà private e la frequentazione da parte delle famiglie è ostacolata dall’assenza di aree libere in cui parcheggiare la propria automobile.

I percorsi demaniali, presenti un tempo lungo la costa, utilizzati dai ragazzi, sono in molti tratti interrotti da frane generate dalla continua erosione di alcuni tratti della falesia.

Il sistema dell’accesso al mare impegna i proponenti, con una convenzione con il Comune, a fornire nuovi varchi sicuri verso la costa, corredandoli di servizi amovibili e parcheggi, garantendo accessibilità a tutti, compresi i diversamente abili, e pulizia quotidiana della fascia demaniale antistante e laterale fino a 100 m di distanza.

Da candidato sindaco continuo ad essere convinto della utilità di tale previsione; l’unica che consente maggiore accessibilità alla costa mantenendo il demanio marittimo libero alla fruizione ed uso da parte di tutti e di realizzare i servizi, ormai indispensabili, in aree private allontanandoli dalla costa, al contrario di ciò che accade con gli stabilimenti balneari, su arenili e su roccia, dove le strutture lambiscono il mare. Nel mio programma, infatti, propongo che il nuovo Piano Comunale delle Coste preveda una riqualificazione degli stabilimenti esistenti, senza introdurne di nuovi, mantenendo la costa non in concessione alla libera fruizione di tutti. 

Da progettista dell’intervento ritengo di aver correttamente interpretato i contenuti della norma del Piano che regola tali interventi, ma avendo piena fiducia nei confronti della magistratura mi rimetto alle sue valutazioni. Certamente il proliferare di esposti sull’iniziativa e su altre questioni in piena campagna elettorale è quanto mai strano e non gioca certo a favore della costruzione di un vero dibattito sui temi politici e programmatici”.

 

 

 

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