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Bambini in fase oppositiva: gli sculaccioni non servono

martedì 3 luglio 2018
Ecco tutto quello che bosogna sapere sulla fase oppositiva del bambino. Il parere dell'esperto, la dottoressa Patrizia Di Tonno. 

Tra i due e i tre anni il vostro bambino ha reazioni di rabbia sproporzionate, vi alza le mani, butta tutto a terra? Niente paura: è solo la fase oppositiva. Mettere la giacca, mangiare o andare a dormire: la risposta è sempre no. Ecco perché viene chiamata anche “fase del no”. Secondo gli psicologi, si tratta di un momento fondamentale della crescita di un bambino: i capricci servono a rendersi conto che il piccolo è altro rispetto alla madre e che ora è una personalità a sé stante. Dunque, questa fase è importante per lo sviluppo della personalità e un genitore deve saperla affrontare, senza negarla. Il bambino non dev’essere colpevolizzato, ma solo instradato verso una serie di regole necessarie alla sua crescita. Tra le varie definizioni che vengono date a questa particolare fase dello sviluppo ce n’è una che spiega molto bene il periodo: “Terrible two”. I terribili due perché è impossibile mangiare in un ristorante senza correre dietro al bambino, che nel frattempo può sfasciare tutto: se vi può consolare, è una fase che comincia verso i 24 mesi e si affievolisce verso i tre anni. Il bambino esplora un mondo sconosciuto: emotivamente e cognitivamente non capisce questo mondo. Il piccolo non controlla le emozioni pur provandole ed esplora i suoi limiti.

Come devono comportarsi i genitori? I consigli della pediatra
I genitori non devono impressionarsi, ma fissare delle regole con coerenza. “Io consiglio prima di tutto di fissare delle regole: qualche no da parte dei genitori è importantissimo – spiega al telefono la dottoressa Patrizia Di Tonno - Inoltre bisogna capire il no del bambino che significato può avere: se si tratta solo di un rifiuto delle regole o è paura dell’abbandono, oppure altro. Se il bambino è sereno, è solo una mancanza di regole: sui ‘no’ bisogna essere coerenti e ferrei. E’ necessario fingere di non occuparsi del bambino solo per qualche minuto: si fa capire in questo modo che non si è d’accordo con lui, spiegandoglielo. ‘Mamma e papà, adesso, non vogliono parlare con te per almeno 5 minuti’: in questo modo si dimostra di non essere d’accordo con quello che lui fa. Lo ‘sculaccione’ non serve a niente, perché a quell’età ripete esattamente le stesse cose. Meglio punirlo privandolo di un gioco, di un’attenzione, privandolo di un cartone che lui è abituato a vedere: questo è molto più efficace di uno ‘sculaccione’. Mostrare la disapprovazione senza violenza. Se si tratta di un problema, nel caso di un bambino che si procura delle lesioni e si sbatte per terra, può essere una richiesta di attenzione, il sintomo di un disagio”.

Lo sculaccione non serve: può creare disturbi comportamentali
Sculacciare il bambino sotto i due anni può provocare disturbi comportamentali qualche anno dopo, secondo i ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health. Il castigo corporale non serve: spesso viene adottato da madri con i nervi a fior di pelle, ma tutti gli esperti ci dicono che non porta mai ai risultati sperati. Il bambino è ancora troppo piccolo per capire il perché della punizione. La cosa migliore è usare un no secco. E’ necessario guardare il bambino negli occhi senza sorridere e senza aria dolce: è necessario dimostrare disapprovazione. Il no detto in un certo modo fa intuire al bambino che qualcosa non va. Il temper tantrums (bizze fortissime e scatti d’ira frequenti in cui alza le mani ai genitori) dev’essere affrontato dai genitori con fermezza, controllando la comunicazione non verbale ed evitando di cedere alla violenza (papà e mamma devono dare l’esempio!). Fermatevi a guardarlo scandendo bene il no, non accarezzatelo e non mettete in atto azioni consolatorie, né bisogna promettere premi in quel frangente: quando si sarà calmato, dedicate del tempo a lui per giocare. Se non ci guarda, bisogna prenderlo per il braccio e cercare un contatto visivo. E’ necessario, dunque, cercare di dare delle regole, ma non sono utili punizioni severe. Questi scatti d’ira sono normali a quest’età. Basta solo saperli affrontare da genitori con dei no decisi, senza tradirsi con espressioni contraddittorie e senza sentirsi in colpa perché il piccolo urla e si dispera. Molto spesso i bambini mettono in atto certi comportamenti anche solo per stanchezza. Insomma, calma e sangue freddo: tutti impariamo a fare i genitori attraverso queste prove.

G.G.

 

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