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Tsunami nel Mediterraneo: il Salento tra le zone più a rischio

venerdì 9 novembre 2018
Le regioni più esposte al rischio di un possibile tsunami sono Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Solitamente il fenomeno dello tsunami è associato ad aree geografiche assai lontane dalla nostra. Eppure, l'Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha inserito proprio il Salento tra le zone più a rischio tsunami in Italia. A certificarlo è la prima mappa di pericolosità degli tsunami generati da terremoti nel Mediterraneo, Atlantico nord-orientale e mari connessi (la cosiddetta area NEAM), realizzata nel progetto europeo TSUMAPS-NEAM .

Certo, si tratta di fenomeni molto rari, ma non per questo impossibili. D'altronde gli studiosi parlano di un evento sismico verificatosi nel 1743 nel Canale d'Otranto, che generò un'onda enorme, capace di cambiare in parte la morfologia della costa otrantina. Roberto Basili, coordinatore del progetto, ha spiegato che in Italia la maggiore pericolosità si ha nella Sicilia orientale e nello Stretto di Messina, in Salento, Calabria ionica e Basilicata.

Ad ogni modo, dal 2017 l'Italia ha istituito il Sistema d'Allertamento nazionale per i Maremoti di origine sismica (SiAM), coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile nazionale, con Ingv e Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). L'Ingv effettua la prima parte dell'allerta, determinando i parametri del terremoto e stimando il loro potenziale di provocare uno tsunami, per poi dare i messaggi di allerta alla Protezione civile e ai Paesi dell'area euro-mediterranea.  
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