Arte e archeologia

“Il monumento in zona Santa Barbara? Era un dolmen, ma non è censito”

sabato 7 luglio 2012
Un primo sopralluogo effettuato nei giorni scorsi in località Santa Barbara a Giurdignano ha consentito al responsabile della Soprintendenza ai Beni architettonici per la provincia di Lecce di riconoscere la natura dolmenica del monumento

La storia del presunto dolmen in località Santa Barbara a Giurdignano, pubblicata su Belpaese del 16 giugno scorso, ha attirato l’attenzione di molti, lasciando alcuni interrogativi che a cui si sta tentando di dare risposta. Tutto è nato a seguito della denuncia ai carabinieri di Otranto da parte delle guide ambientali escursionistiche di “Avanguardie”, che hanno documentato fotograficamente negli anni il degrado e la definitiva distruzione della struttura in tutto e per tutto simile ad un dolmen. Il piccolo monumento, situato in agro di Giurdignano e mai censito ufficialmente, era stato già segnalato dall’architetto Pino De Nuzzo di Casarano sin dal 1999 ma i dilemmi posti in seguito alla sua scomparsa sono apparsi sin da subito evidenti: era realmente un dolmen o una “patacca”?
A sciogliere il quesito ci ha provato il  responsabile dell'Ufficio della Sezione di Lecce della Soprintendenza Archeologica, Salvatore Bianco, a cui abbiamo rivolto alcune domande.
Dottor Bianco, può darci qualche anticipazione sulla natura del monumento in area Santa Brbara?
Recandomi sul posto, da quel che si è potuto vedere dai resti, i blocchi che lo componevano erano effettivamente parte di un dolmen; certo non era censito e solo se fosse stato segnalato se ne poteva approfondire la natura. Come potesse essere all’origine non possiamo dirlo, dal sopralluogo sembra emergere  anche la traccia di un “dromos”, un corridoio all’esterno che doveva condurre ad esso.
Come si muove in questi casi la Soprintendenza?
Questo episodio è abbastanza grave anche perché è stata fatta una denuncia. Per il momento attendiamo l’esito delle indagini.
Quale sarebbe la soluzione auspicabile per affrontare queste situazioni?
Sarebbe opportuno creare una sinergia collaborativa tra Ministero, Soprintendenza e Amministrazioni, cercando di far fronte al costante problema delle risorse. Per evitare che i beni censiti cadano nel degrado e le nuove emergenze vengano cancellate per sempre, i comuni dovrebbero censire tutti i beni culturali, ambientali e naturalistici, presenti sul territorio, avvalendosi di archeologi e specialisti nelle singole discipline. Conoscere il proprio territorio, è un primo passo per poterlo tutelare. Sono pochissimi i Comuni del Salento in possesso della carta archeologica, in confronto con la regione Emilia Romagna dove l'Istituto dei Beni Culturali ha gia fatto questo lavoro 40 anni fa.
Oltre alla tutela del “vecchio”, c’e’ la questione delle nuove scoperte. Come è possibile rendergli dignità scientifica?
In brevissimo tempo sono arrivate numerose segnalazioni da parte di associazioni, appassionati e studiosi locali, importanti miniere giacché conoscono bene il territorio. Il lavoro della Soprintendenza in merito, è minuzioso: si stanno recuperando coordinate geografiche, informazioni catastali, che comune per comune andranno valutate. I ritrovamenti nuovi sono fondamentali, anche perché oltre ad essi, spesso si scoprono ulteriori, inaspettate testimonianze del passato.
Lei si è da poco insediato nella Soprintendenza di Lecce. Che situazione ha trovato?
La situazione che sta emergendo non è delle migliori. Stiamo recuperando tutta la bibliografia dagli inizi del secolo scorso al fine di compilare un database con tutte le notizie del megalitismo leccese. Da un primo confronto con la situazione attuale, lo stato in cui versano i beni in oggetto è abbastanza critico. Inoltre si sta provvedendo a effettuare tutte le ricognizioni catastali per l’imposizione di vincoli laddove non ci sono.


Donato Fanciull: “Quel manufatto non era censito, come da me sostenuto più volte”

Il sindaco di Giurdignano, Donato Fanciullo, interviene nuovamente sulla vicenda di Santa Barbara: “Finalmente si è fatta chiarezza sulla circostanza che il manufatto non era censito, in linea con quanto da me sostenuto sin dall'inizio di questa incresciosa vicenda. Al momento non vi è nessuna posizione ufficiale della Soprintendenza archeologica sulla natura dolmenica del manufatto, a parte l'autorevolissima opinione personale del dottor Bianco, che ovviamente rispetto. Mi auguro che in futuro ognuno comprenda che, se si vuole davvero proteggere il territorio, è necessario agire sinergicamente, segnalando le eventuali scoperte, coinvolgendo e non escludendo -conclude fanciullo- il ruolo ed i compiti delle istituzioni preposte”.
 
M. Maddalena Bitonti
(fonte: Belpaese)
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